corso di Scacchi
nozioni di base
« Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista »
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Numero giocatori |
2 |
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Età |
5+ |
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Preparativi |
1 minuto |
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Durata |
1-300 minuti |
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Complessità |
Molto alta |
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Strategia |
Molto alta |
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Fortuna |
Ininfluente |
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Abilità |
Tattica |
Gli scacchi (dal provenzale escac, che deriva a sua volta dal persiano Shah = re) sono un gioco da tavolo di strategia che vede opposti due avversari. Gioco di pura abilità, è uno dei più profondi e complessi in assoluto. Si stima che il numero di posizioni legalmente ammesse sia compreso fra 1043 e 1050 e "l'albero di complessità del gioco" è approssimativamente di 10123, mentre ad ogni mossa le possibilità variano da 0 (in caso di stallo o di scacco matto) a 218. Si gioca a scacchi sia a scopo ricreativo che competitivo. Si può dunque giocare a casa o nei Club di Scacchi, in tornei, on-line, o per corrispondenza.
Gli scacchi si giocano su un tavolo quadrato diviso in 64 case (scacchiera), organizzato in 8 righe (dette traverse) ed 8 colonne: le traverse sono numerate da '1' (traversa base dei pezzi bianchi) a '8' (traversa base dei pezzi neri), mentre le colonne sono contraddistinte dalle lettere dell'alfabeto da 'a' a 'h'. La scacchiera deve essere orientata in modo che la casella nell'angolo in basso a destra di ciascun giocatore sia bianca.
Su questa scacchiera si muovono 16 pezzi bianchi e 16 pezzi neri. Le scacchiere ed i pezzi possono essere in legno, o plastica, esistono anche scacchiere artistiche con pezzi in vetro, pietra, cuoio o metallo, usate, più che altro, come oggetti decorativi. La stessa scacchiera può essere usata per giocare a dama; in questo caso essa si dispone però in modo diverso. Esistono anche versioni da viaggio che si piegano per formare una scatola che contiene i pezzi da gioco.
Esistono diverse varianti del gioco degli scacchi. Le più popolari sono xiangqi (Cina) e shogi (Giappone). Ambedue, però, hanno le stesse radici storiche degli scacchi.
I pezzi sulla scacchiera

Posizione dei pezzi all'inizio di una partita
All'inizio del gioco la scacchiera viene disposta in modo che la casella nell'angolo in basso a destra sia bianca. Ogni giocatore dispone di un insieme di 16 pezzi, ciascuno composto di sei tipi diversi di pezzi. I due insiemi di pezzi sono colorati in modo differente in genere uno è molto più chiaro dell'altro e prendono dunque gli aggettivi di (pezzi) Bianchi e Neri.
I pezzi sono (in ordine teorico di importanza crescente):
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Pedone - (n° pezzi = 8) | |
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Cavallo - (n° pezzi = 2) | |
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Alfiere - (n° pezzi = 2) | |
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Torre - (n° pezzi = 2) | |
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Re - (n° pezzi = 1) |
Il Cavallo e l'Alfiere si dicono "pezzi minori" o "leggeri" mentre la Torre è "pezzo maggiore" o "pesante" assieme alla Regina.
La posizione iniziale dei pezzi è quella illustrata in figura. I simboli usati per i pezzi nel diagramma non sono universali, ma sono del tipo più usato. La Donna è rappresentata da una corona a pallini, il Re da una corona crociata. Il giocatore che muove per primo (che è quello che vede il proprio Re a destra della propria Donna), si chiama convenzionalmente 'Bianco', l'altro 'Nero'.
Movimento dei pezzi
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Mosse del Re; posizioni dopo l'arrocco lato re (Bianco) e lato regina (Nero) |
Mosse della Torre |
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Mosse dell'Alfiere |
Mosse della Regina |
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Mosse del Cavallo |
Mosse del Pedone;il pedone in e2 può muovere in e3 o e4; il pedone in c6 può muovere in c7 o anche catturare la torre nera; il pedone in h5 può prendere "en passant" il pedone nero se l'ultima mossa del Nero è stata g7-g5 |
Ciascun pezzo degli scacchi si muove con precise modalità. Nessun pezzo può occupare una casa in cui è presente un altro pezzo dello stesso schieramento. Si dice che un pezzo attacca, o minaccia una casa se esso può effettuare una cattura in quella casa.
| La torre può muoversi su una qualunque casa della stessa traversa o della stessa colonna rispetto a quella in cui si trova, purché per raggiungerla non debba attraversare case occupate da pezzi (amici o avversari) e purché la casa d'arrivo non sia occupata da un pezzo amico. Se la casa d'arrivo è occupata da un pezzo avversario, la torre lo cattura, e il pezzo avversario viene eliminato dalla scacchiera. La torre è anche coinvolta nella speciale mossa del Re chiamata arrocco, che sarà descritta più avanti; |
| L' alfiere può muoversi su una qualunque casa della stessa diagonale rispetto a quella in cui si trova, purché per raggiungerla non debba attraversare case occupate da pezzi (amici o avversari) e purché la casa d'arrivo non sia occupata da un pezzo amico. Se la casa d'arrivo è occupata da un pezzo avversario, l'alfiere lo cattura, e il pezzo avversario viene eliminato dalla scacchiera. Nota che ciascun alfiere non cambia mai colore delle caselle, per cui i giocatori parlano di alfieri "campochiaro" o "camposcuro", a seconda del colore delle case in cui si trovano. |
| La regina può scegliere ad ogni mossa se muoversi come un alfiere o come una torre, eccettuato il fatto che non può, a differenza di quest'ultima, prendere parte all'arrocco; |
| Il cavallo può muoversi su una qualunque delle case raggiungibili con uno spostamento orizzontale di una casa e uno verticale di due (o viceversa), disegnando una specie di "L". Tale traiettoria è però "virtuale", nel senso che il cavallo, a differenza di torre, alfiere e donna, si porta direttamente sulla nuova casa, senza necessità che il percorso descritto sia sgombro. Se la casa d'arrivo è occupata da un pezzo avversario, il cavallo lo cattura, e il pezzo avversario viene eliminato dalla scacchiera. Si noti che un cavallo nel centro della scacchiera può muovere al massimo in otto differenti caselle, e che ad ogni mossa il cavallo cambia colore di casella. |
| Il re si può muovere in una delle caselle adiacenti (anche diagonalmente) a quella occupata. Una sola volta in tutta la partita ciascun re può usufruire di una mossa speciale, nota come arrocco. L'arrocco si realizza spostando il re di due caselle orizzontalmente (verso destra o sinistra), e ponendo la torre verso la quale si è mosso nella casella compresa tra quelle di partenza e di arrivo del re. Questo si può fare solamente se tutte le condizioni seguenti sono soddisfatte: |
| Per informazioni più dettagliate vedi alla voce arrocco. | |
| Il pedone segue regole di movimento leggermente più complesse: |
· Un pedone può muovere avanti di una casella, se questa è libera. Se non ha ancora mosso, il pedone può anche muovere di due caselle in avanti, purché siano libere. Il pedone non può muovere all'indietro.
· I pedoni sono i soli pezzi che catturano diversamente da come si muovono. Possono catturare un pezzo nemico se questo si trova in una delle due caselle diagonalmente in avanti (vedi diagramma sopra), ma non può muovere in queste caselle se esse sono libere.
· Quando eseguendo la mossa iniziale di due caselle il pedone viene a trovarsi di fianco ad un pedone avversario, quest'ultimo può catturarlo "en passant", come se il primo avesse avanzato di una sola casella, ma solo nella mossa immediatamente successiva.
· Se un pedone avanza fino all'ottava traversa, allora viene promosso, ossia sostituito con una Donna, una Torre, un Alfiere o un Cavallo. Il detto pezzo viene messo sulla scacchiera al posto del pedone promosso. Nella pratica viene quasi sempre scambiato con la Donna.
Non si può consentire la cattura del Re. Quando il Re di uno dei due giocatori è
minacciato (ovvero, come si dice, è sotto scacco), egli deve effettuare
una mossa che pari la minaccia, ossia impedisca all'avversario di catturare il
Re alla mossa successiva. Se il giocatore non può sottrarre il Re dallo scacco,
si tratta di
scacco matto, e la partita termina con la vittoria dell'avversario.
Scopo del gioco e relativo regolamento
Lo scopo degli scacchi consiste nel dare "scacco matto" (dal persiano Shah Màt = il re è morto) al re avversario; si ha "scacco matto" quando il Re, trovandosi sotto la minaccia diretta dei pezzi avversari, non ha la possibilità di sottrarsi ad essa (cioè sarebbe sicuramente catturato alla mossa successiva, se non si trattasse del Re). Lo "scacco" invece è l'attacco (parabile) che un pezzo avversario porta al Re. Non è necessario che lo scacco venga annunciato verbalmente, anzi, nelle partite ufficiali di torneo tale comportamento può essere ritenuto disturbante e punibile con una ammonizione o un richiamo. L'avversario non può eseguire alcuna mossa che metta o lasci il proprio re sotto "scacco". La partita può terminare anche per abbandono da parte di un contendente, ovviamente con la vittoria dell'altro. Il gioco termina obbligatoriamente in parità (patta) nei seguenti casi:
Un giocatore ha inoltre la facoltà di chiedere la partita patta nei seguenti casi:
Nella pratica di torneo il giocatore si rivolgerà all'arbitro il quale, dopo aver verificato che è soddisfatta una delle due condizioni, ha l'obbligo di dichiarare patta la partita.
Inoltre, in qualunque momento della partita (salvo speciali limitazioni imposte in singoli tornei) uno dei due giocatori può proporre la patta all'avversario, che ha naturalmente il diritto di rifiutarla. Se accetta, la partita termina immediatamente con il pareggio.
Nel gioco non esiste la "vittoria ai punti". Lo scacco matto può essere dato anche da un pedone, ovvero un giocatore può vincere anche se in netta inferiorità di "materiale" (termine gergale con il quale si indica la dotazione di pezzi in possesso del giocatore).
Partita a tempo
Nella maggior parte delle partite di club e fra professionisti il gioco degli scacchi si disputa a tempo. Si utilizza un orologio doppio come quello in figura, munito di due pulsanti: ognuno dei due giocatori, eseguita la sua mossa, preme il proprio pulsante e così facendo arresta il suo orologio e mette in moto quello dell'avversario. L'orologio è munito di una piccola lancetta supplementare, detta in gergo scacchistico "bandierina", che quando rimangono cinque minuti comincia a sollevarsi lentamente, e si abbassa poi di colpo quando il tempo è scaduto.
Prima dell'inizio della partita si stabilisce una "cadenza di gioco", cioè quanto tempo ogni giocatore ha a disposizione per concludere la partita o eseguire un determinato numero di mosse: un giocatore perde automaticamente se il suo tempo finisce senza aver rispettato la cadenza di gioco, a meno che il suo avversario si trovi nell'impossibilità materiale di dare scacco matto, nel qual caso la partita è patta. Il tempo varia fino a sette ore per le partite lunghe, alle più corte (gioco rapido) che prevedono da 15 a 60 minuti per giocatore. Ancora più corte sono le partite lampo o "blitz" (sotto i 15 minuti). Il regolamento disciplina il gioco rapido con alcune norme che lo differenziano dal gioco regolare; ulteriori regole speciali valgono per il gioco lampo. È ancora molto utilizzata l'espressione partite semi-lampo quando il tempo è di 15 minuti, ma dal punto di vista regolamentare non c'è alcuna differenza col gioco rapido.
Il classico orologio per scacchi è meccanico, ma è ormai diffusissima, e di fatto irrinunciabile nei tornei internazionali, la sua versione elettronica, che è in grado di eseguire automaticamente alcune operazioni quali: memorizzare il numero di mosse giocate, variare la cadenza di gioco nel corso della partita, aggiungere una determinata quantità di tempo a ogni giocatore per ogni mossa giocata (se previsto dal regolamento del torneo).
Queste, insieme alle regole di movimento dei pezzi riportate nelle rispettive pagine, sono le regole principali del gioco: una descrizione completa e accurata delle regole degli scacchi, completa di regole da torneo, si può trovare nel Regolamento FIDE ufficiale [2].
Fasi del gioco
Simulazione di una fase del gioco
Ogni partita a scacchi segue una propria storia, dettata dalle capacità e dalle abitudini dei giocatori: comunque, in generale, le prime fasi sono dedicate a sviluppare i pezzi, cioè a collocare i propri pezzi sulla scacchiera in modo attivo (apertura della partita). Solitamente i pezzi leggeri (cavalli e alfieri), essendo i più adatti a muoversi in una scacchiera molto affollata, sono i primi ad essere sviluppati. Successivamente si sviluppano i pezzi pesanti, cioè torri e regina. La forza di questi ultimi si rivela soprattutto quando alcuni pezzi vengono catturati. La loro forza in particolare consiste nel fatto che possono dare il matto con l'aiuto del solo re (i finali tipo re e torre contro re, re e regina contro re sono teoricamente vinti, mentre i finali re e cavallo - o alfiere - contro re sono dei pareggi). Terminato lo sviluppo dei pezzi si entra nel mediogioco, in cui ciascuno dei due, avendo attivato il più possibile le proprie forze, tenta di prendere l'iniziativa per attaccare l'avversario e conquistare un vantaggio, con catture o cambi favorevoli di pezzi; continuando ancora, la serie di catture fa diminuire sempre più il numero dei pezzi sulla scacchiera finché i due re non hanno più la necessità di stare al sicuro ed entrano nel gioco in prima persona: nel finale il re diventa un pezzo attivo (finale di partita).
La fase di apertura può seguire alcune linee di sviluppo note come "aperture" e che si sono dimostrate efficaci, già studiate e codificate in letteratura: queste possono guidare il giocatore nello sviluppo dei pezzi fino ad un certo punto del gioco, oltre il quale deve proseguire da solo, sfruttando il vantaggio di posizione ottenuto grazie al tema strategico dell'apertura scelta. Nel mediogioco invece predomina la tattica: in questa fase si sfruttano sovraccarichi, scalzamenti, forchette e inchiodature, allo scopo di costringere l'avversario a scambi di materiale svantaggiosi o a cedere terreno. Durante il finale i temi principali sono gli scacchi ai re e le promozioni dei pedoni rimasti.
A fronte di questo svolgimento ordinato e lineare della partita, si possono, invece, verificare delle combinazioni, cioè delle brevi e brillanti serie di mosse che sfruttano debolezze non evidenti dello schieramento avversario e che possono portare ad uno scacco matto improvviso o a delle perdite di materiale tanto pesanti da compromettere la partita per chi le subisce; una classica combinazione è lo scaccomatto del barbiere, terrore dei principianti. Questo scacco matto viene chiamato così perché la posizione con la Donna (o regina) e l'Alfiere pronti a dare il matto apparve per la prima volta in una partita tra Paul Morphy e il Conte di Isouard a Parigi nel 1858, giocata al Teatro dell'Opera in una pausa del Barbiere di Siviglia. In Italia però si conoscono altre aperture importanti, per esempio la partita italiana, la difesa francese, la difesa siciliana o la partita spagnola che vengono usate frequentemente.
Strategia
Una partita può svilupparsi in molti modi: esistono però certi tratti caratteristici delle posizioni, benefici per il proprio gioco e dannosi per quello dell'avversario, che è bene conoscere e, se possibile, tenere per sé.
L'importanza strategica del controllo del centro negli scacchi si basa sul fatto che tutti i pezzi che vengono posizionati nel centro della scacchiera hanno grandi possibilità di movimento e possono essere usati con maggiore efficacia. Un pezzo al centro controlla più case di quanto non faccia un pezzo periferico. La teoria delle Aperture degli scacchi si basa sull'occupazione e/o il controllo del centro. Per occupare il centro basta piazzare alcuni pedoni ben sostenuti dagli altri pezzi, stando attenti a non creare pedoni isolati o doppiati (cioè incolonnati), anche se a volte i pedoni doppiati possono dare alcuni spunti strategici maggiori. I pedoni nelle colonne c ed f sono utili per sostenere l'avanzata dei pedoni centrali e possono essere usati per aprire le linee, qualora convenisse attaccare l'avversario al centro. Inoltre chi controlla il centro ha più spazio di movimento, e schiaccia l'avversario. Tali pedoni vengono usati per le aperture dette "di gambetto".
A seconda di come si è svolta l'apertura del gioco si può avere, nel mediogioco, una posizione aperta o una posizione chiusa: si dice aperta una posizione con pochi pedoni centrali, diagonali libere e almeno una colonna sgombra da pedoni. Una posizione aperta, come si può immaginare, porta ad uno scontro violento con catture e scambi di pezzi continui: in genere le partite con posizioni aperte sono brevi ed arrivano rapidamente al finale.
Una posizione chiusa, viceversa, è una posizione in cui i pedoni sono ancora quasi tutti presenti sulla scacchiera ed hanno una struttura molto forte: questo rallenta le manovre dei due giocatori e li costringe ad una partita che, impostata sulla difensiva o comunque caratterizzata da complesse manovre, può diventare anche molto lunga.
Tattica

Attacco doppio del cavallo a due torri (in alto a sinistra). "Forchetta" del pedone a due cavalli (a destra). Attacco doppio dell'alfiere a re e torre (in basso).
In una fase del gioco, posto che i giocatori non siano principianti e che non
commettano errori grossolani come lasciare pezzi indifesi o perdere molto tempo
nello sviluppo, per ottenere un vantaggio sull'avversario è necessario
scardinare le difese che proteggono il re o almeno i punti chiave del suo
schieramento. Per questo scopo si usano una serie di temi standard che ricorrono
in molte partite.
È l'attacco contemporaneo su due pezzi nemici con una sola mossa. Un attacco doppio aumenta molto la pressione sull'avversario e lo costringe a rafforzare la sua difesa e/o a modificarne la struttura (posto che sia un buon giocatore e non lasci pezzi indifesi). Per questo tipo di attacchi si usa spesso il cavallo, che può attaccare gli altri pezzi senza esserne attaccato a sua volta. Questo tema è particolarmente efficace se uno dei due pezzi attaccati è il Re: l'avversario deve forzatamente riparare allo scacco, perdendo tempo prezioso e spesso cedendo l'altro pezzo all'attaccante. Un attacco doppio realizzato da un pedone si chiama "forchetta", mentre un attacco doppio realizzato da un cavallo si dice "occhiali".
Se due pezzi nemici sotto il nostro attacco sono protetti dallo stesso pezzo (che è detto sovraccarico), è possibile catturare un pezzo gratis. Catturando uno dei due pezzi avanzati, il nemico dovrà scegliere se catturare il nostro pezzo a sua volta (lasciando indifeso l'altro pezzo, che cattureremo alla mossa successiva) o mantenere la difesa dell'altro rinunciando a catturare il nostro. In entrambi i casi avremo ottenuto un vantaggio.

Inchiodatura relativa (in basso) e assoluta (in alto). Nel primo caso il bianco può giocare 1. g4; nel secondo caso il nero è impossibilitato a giocare 1. ...; g6.
Si dice che un pezzo è inchiodato se è sotto attacco da parte del nemico e se copre un pezzo più importante di lui. Per esempio, se un alfiere nemico minaccia la nostra torre e noi muoviamo un pedone fra lei e l'alfiere, pareremo la minaccia, ma non potremo più muovere il pedone o perderemo la torre. Si dice appunto che il pedone è "inchiodato" sulla torre. L'esempio appena portato mostra una inchiodatura relativa perché potremmo comunque, se lo trovassimo vantaggioso, muovere il pedone; se al posto della torre ci fosse il Re l'inchiodatura sarebbe assoluta, perché non potremmo muovere il pezzo inchiodato in nessun caso. Si usano inchiodature per eliminare una difesa (il pezzo inchiodato non può difenderne altri) o per immobilizzare un pezzo necessario al gioco avversario. Il cavallo attacca "saltando" gli altri pezzi, per cui è impossibile usarlo per inchiodare pezzi nemici.
L'infilata si presenta sulla scacchiera in modo similare all'inchiodatura ma, in questo caso, è il pezzo di maggior valore che si trova tra il pezzo avversario e un pezzo meno importante. Un esempio è quando la torre in ottava traversa dà scacco al re non arroccato che, muovendosi, dà la possibilità, alla torre attaccante, di catturare la torre nel lato opposto. L'infilata, oltre alla torre dell'esempio, è applicabile con l'alfiere e con la donna.

Deviazione. Il bianco ha appena avanzato il proprio pedone in c5 per deviare l'alfiere nero che sarà costretto ad abbandonare la difesa del cavallo.
Accade che uno o più pezzi siano attaccati da molti pezzi nemici, e che per sostenere la minaccia sia difeso da altrettanti pezzi alleati. Quando questo succede, una tema tattico ricorrente è la deviazione: con attacchi verso altri pezzi si induce l'avversario a spostare uno o più pezzi difensori, affinché l'attacco su una data casella (che ci sia o no un pezzo) abbia successo.
Si fa un attacco di scoperta quando muovendo il proprio pezzo si apre la strada ad un altro, che libero di muoversi attacca un pezzo nemico: a volte l'avversario, concentrato sul pezzo che abbiamo appena mosso, può non accorgersi della nuova minaccia e non prendere adeguate contromisure, favorendoci. Se portiamo un attacco anche con il pezzo che abbiamo mosso si verifica un aumento della pressione offensiva simile al caso della forchetta. (esiste anche lo scacco di scoperta, con la differenza che con lo spostamento di un pezzo viene liberato un altro pezzo che attacca il Re avversario, che deve quindi spostarsi o parare l'attacco; il pezzo mosso inizialmente può, ad esempio, mangiare un pezzo maggiore che non ha potuto spostarsi, perché andava parato l'attacco al Re)
Un'altra tecnica utilizzata, spesso propedeutica all'applicazione di alcune delle tecniche già viste, è l'adescamento ovvero l'attirare, ad esempio con un sacrificio, un pezzo avversario su una casa che risulterà fatale.
Per tempo negli scacchi si intende una mossa; guadagnare un tempo può significare impedire all'avversario di attuare una difesa robusta. Molte aperture, quali i gambetti, hanno proprio l'obiettivo di guadagnare un tempo, sacrificando un pedone.
La leggenda, le origini
La leggenda racconta che una volta un re vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un'azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si diede più pace perché avrebbe voluto poter trovare un modo per vincere senza sacrificare la vita del figlio, e tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, ma senza trovare una soluzione. Tutti cercavano di rallegrare il re, ma nessuno ci riusciva. Un giorno venne al palazzo un brahmino, Lahur Sessa, che, per rallegrare il re, gli insegnò un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Il re si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, suo figlio. Allora il re fu finalmente felice e chiese a Lahur Sessa quale voleva che fosse la sua ricompensa: ricchezze, un palazzo, una provincia o qualunque altra cosa. Il monaco rifiutò, ma il re insistette per giorni, finché alla fine Lahur Sessa, guardando la scacchiera, gli disse: «Tu mi darai un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via». Il re rise di questa richiesta, dicendogli che poteva avere qualunque cosa e invece si accontentava di pochi chicchi di grano. Il giorno dopo i matematici di corte andarono dal re e gli dissero che per adempiere alla richiesta del monaco non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni. Lahur Sessa aveva voluto in questo modo insegnare al re che una richiesta apparentemente modesta poteva nascondere un costo enorme. In effetti, aveva chiesto 18 trilioni, 446 biliardi, 744 bilioni, 73 miliardi, 709 milioni, 551 mila 615 chicchi di grano (20 + 21 + 22 + ... + 263 = 264 − 1, considerando 20 = 1 della prima casella). Comunque, una volta che il re lo ebbe capito, il brahmino ritirò la sua richiesta e divenne il governatore di una delle province del regno.
Il gioco degli scacchi deriva da un gioco che
ha origine in
India attorno al
VI secolo, il
chaturanga: questi, secondo l'indirizzo interpretativo prevalente ha in
seguito dato origine a varie forme del gioco nelle diverse regioni asiatiche
(scacchi cinesi, coreani e giapponesi) e occidentali: presso i
Persiani dapprima (che, modificandolo, lo chiamarono shaṭranj),
quindi presso gli
Arabi e infine nell'Europa medievale. Altre fonti, diversamente,
attribuiscono al gioco cinese l'origine del gioco indiano.
Non trascurabile è, inoltre, il probabile influsso che nell'area
greco-ellenistica possano aver avuto, nei primi secoli dell'era cristiana,
giochi da tavolo greci e romani sul più tardo gioco indiano.
Dall'area indo-persiana il gioco, a seguito della conquista araba della Persia, si è diffuso nella civiltà araba (dopo l'VIII-IX sec) dove conobbe uno sviluppo anche nella teoria del gioco: il primo trattato scacchistico di cui si ha conoscenza, opera di un medico di Baghdad, fu scritto nell'892. Dagli Arabi ha conosciuto una diffusione verso nord seguendo due direttrici: attraverso l'Oriente bizantino verso la Russia e la Scandinavia (dove sembra attestato prima che in Occidente) e tramite la Spagna araba, e probabilmente la Sicilia, in tutto l'Occidente europeo.
In Europa, le prime fonti risalgono all'inizio del XI secolo. Tra queste, significativi il testamento del conte di Urgel (Catalogna) che lascia alla Chiesa tra i suoi beni una scacchiera ed una lettera del Cardinale Pietro Damiani al Papa Alessandro II del 1060 in cui denuncia la diffusione del gioco. In Spagna nel XIII secolo fu redatto un manoscritto famoso Libro de los juegos che copriva "scacchi", la "tavola reale" (backgammon) e dadi, sponsorizzato da Alfonso X di Castiglia.
Dall'Europa araba il gioco si diffuse nel resto del continente, favorito anche dal successo che aveva nella cultura cavalleresca, nonostante fosse fortemente contrastato dalla Chiesa.
Inizialmente, in Europa le regole non differivano dal gioco arabo, lo shaṭranj, (evoluzione del Chaturanga) caratterizzato da una scacchiera senza colori e da regole che rendevano piuttosto lento lo svolgimento del gioco: la "fersa" (la donna nella successiva evoluzione) muoveva diagonalmente di una sola casella, l'"elefante" (poi "alfiere", o "vescovo" in inglese) muove di tre sole caselle in diagonale potendo saltare gli altri pezzi, i pedoni muovono sempre di una sola casella e promuovono sempre a fersa, gli altri pezzi muovono secondo le regole odierne tranne che non esiste arrocco.
Nel corso dei secoli, la necessità di velocizzare il gioco, in particolare essendo le partite giocate per scommessa, comportò progressivamente l'adozione di movimenti più veloci, soprattutto dell'alfiere e della donna, e all'adozione di regole non comuni: nel "Libro del Acedrex" scritto dal re di Castiglia Alfonso X il Saggio nel 1283, il movimento dei pezzi presenta già alcune variazioni, con la donna più mobile. Altro trattato di scacchi, il "De Ludo", scritto da un frate, Jacopo da Cessole, risale al primo XIV secolo.
Alla fine del quindicesimo secolo in Italia, o secondo altri in Spagna, vengono definitivamente fissate le regole moderne del gioco, ovvero viene creata una variante che si impone sugli altri sistemi di gioco: i pedoni avevano l'opzione di avanzare di due caselle al momento della loro prima mossa con la conseguente opzione per l'avversario di mangiarlo en passant; gli Alfieri potevano muoversi lungo tutto una diagonale libera (invece di essere limitati a muoversi obbligatoriamente di due caselle diagonali) e perdevano la possibilità di saltare la casella di colore diversa del loro colore; alla Regina era permesso di muoversi in tutte le direzioni senza limitazione di distanza, il che l'ha resa il pezzo più potente presente sulla scacchiera (prima poteva solo muoversi di una casella alla volta in senso diagonale). Esistevano ancora delle differenze nelle regole per l'arroccamento e l'esito in caso di patta.
Questi cambiamenti, nel loro insieme, hanno reso il gioco degli scacchi più suscettibile di studio profondo favorendone molto la diffusione. Da allora, in Europa, il gioco si è giocato quasi allo stesso modo in cui viene giocato oggi. Le regole odierne sono state congelate nel diciannovesimo secolo, tranne per le condizioni esatte di una patta.
Nel Cinquecento il gioco conobbe un evoluzione nella teoria, con numerosi trattati, come l'opera di Lucena, del 1497, di Damiano del 1512 e di Ruy López "Libro de la invención liberal y arte del juego de Axedrez", del 1561, in cui viene elaborata una teoria delle aperture, e c'è un approccio scientifico allo studio, e il Manoscritto di Gottinga. Nel Seicento e nel Settecento il gioco conosce giocatori professionisti come Gioacchino Greco (1600-1634), e il francese François-André Danican Philidor (1726-1795) entrambi autori di trattati di scacchi.
Il modello più popolare di scacchiera ("Staunton") venne creato da Nathaniel Cook nel 1849, che venne adottato da uno dei principali giocatori dell'epoca Howard Staunton, e ufficialmente dalla FIDE nel 1924.
Gli scacchi in Italia
Il periodo d'oro per gli scacchi in Italia cominciò nel Cinquecento. In quegli anni gli italiani contendevano agli spagnoli il primato dei più forti. I giocatori da menzionare sono Giovanni Leonardo Di Bona detto il Puttino, Paolo Boi detto il Siracusano, Giulio Cesare Polerio detto l'Abruzzese. Nel Seicento l'Italia poteva vantare Gioacchino Greco detto il Calabrese, Alessandro Salvio e Pietro Carrera. Il periodo aureo si chiuse nel Settecento con i tre grandi modenesi: Ercole Del Rio, Giambattista Lolli e Domenico Lorenzo Ponziani.
Nel 1859 nacque la prima rivista specializzata di scacchi in Italia: La rivista degli scacchi, un quindicinale che visse un solo anno. Nel 1913 venne fondata una prima volta la Federazione Scacchistica Italiana, e poi nuovamente nel 1920 a Varese, a causa della prima guerra mondiale che nel frattempo aveva coinvolto il paese. Nel 1924 la Federazione Italiana è tra le fondatrici della Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE). Da ricordare che fino al 1881 gli italiani avevano regole diverse da tutte le altre nazioni. Il pedone poteva rimanere sospeso in ottava in attesa di promozione, non esisteva la presa en-passant e l'arrocco era libero, cioè poteva essere fatto spostando di quanto si voleva Re e Torre.
Solo quattro sono stati gli italiani non naturalizzati che, nel gioco a tavolino, hanno ottenuto la massima categoria a livello internazionale, il titolo di Grande Maestro: Mario Monticelli (honoris causa), Enrico Paoli (honoris causa), Sergio Mariotti e Michele Godena. Attualmente (2007) il campione d'Italia in carica è il giovanissimo italo-americano Fabiano Caruana, Grande Maestro 15enne (dodicesimo nella graduatoria dei più giovani grandi maestri di tutti i tempi), che l'anno scorso era stato battuto agli spareggi da Michele Godena.
In Italia il gioco per corrispondenza è organizzato dall'ASIGC, affiliata all'ICCF. In questi ultimi anni il telescacchismo italiano ha fatto passi da gigante: ben 11 giocatori si fregiano del titolo di Grande Maestro Internazionale e due giocatrici sono Grande Maestro Femminile. Nel 2005 Alessandra Riegler di Modena ha vinto il Campionato Mondiale Femminile e, nello stesso anno, la Nazionale italiana ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi femminili.
Arte e costume
È quasi impossibile citare tutti i riferimenti e le citazioni scacchistiche che si possono trovare nell'arte sia classica che moderna.
Per ciò che riguarda la pittura, nella Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni a Palermo si può ammirare il primo dipinto di una partita a scacchi che si conosca. L'opera risale al 1143 circa e gli artisti musulmani che la crearono furono scelti dal re Normanno di Sicilia, chiamato Ruggero II d'Altavilla dai cristiani, che fece erigere la chiesa.
In letteratura si ricorda che nel romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di Lewis Carroll, il viaggio fantastico della protagonista è una evidente rappresentazione di una partita a scacchi, benché l'irregolarità osservata nelle mosse faccia pensare a una variante piuttosto diffusa nel XIX secolo, in cui l'alternarsi dei turni fra bianco e nero era in parte determinata in modo casuale.
Nel cinema è celeberrima la partita a scacchi con la morte rappresentata nel film Il settimo sigillo diretto da Ingmar Bergman.
Numerose sono anche le manifestazioni legate agli scacchi che si svolgono periodicamente in Italia; la più nota tra queste si tiene a Marostica (VI), dove dal 1454 si svolge una partita che ripropone una tra quelle più famose già disputate, utilizzando dei personaggi viventi, in costumi tradizionali. La partita "... a pezzi grandi et vivi...", coinvolge oltre 500 figuranti che vengono comandati con ordini nell'antica lingua medievale parlata nella Repubblica di Venezia.
Anche e Cutro (KR), ogni anno, la sera del 12 agosto, si svolge una partita a scacchi viventi che ricorda l'impresa di Giò Leonardo Di Bona e della sua celebre vittoria (1575) contro monsignor Ruy López de Segura, che gli consentì di ottenere il titolo di campione "d'Europa e del Nuovo Mondo". La manifestazione si svolge su una scacchiera pavimentale gigante con centinaia di figuranti: è una rievocazione storica importante per i cutresi, perché - proprio grazie all'impresa del Di Bona - Cutro, nel XVI secolo, fu proclamata "Città".
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